Su verità scomode.

“Cosa credi che non si faccia le sue scopate? Le sue ex tornano e non si fa pregare, tutto comodo”
“E’ una persona egoista”
“E’ una classista di merda”
“Levati questa storia dal cervello perché non c’è futuro”
“Non succederà mai, mai, mai nella vita”
“Ti usa e basta, appaghi un suo bisogno di sentirsi importante”
“Non ti capirà mai, tu sogni e lei distruggerebbe i tuoi sogni”
“C’è solo cinismo”

Verità. Supposizioni. Fatti?
A cosa serve sapere tutte queste cose se comunque sei sempre a tornare nei miei pensieri? A cosa serve?
Se potessi asportarti dalla mia vita lo farei prima di subito.
C’è chi dice che le persone che ci fanno stare male sono come una potentissima droga, c’è qualcosa che ci spinge a cercarne sempre di più.
Ecco, qui urge un centro di recupero per tossici temo.
Urge che tu la smetta di scrivermi, di cercarmi o di apparire al mio fianco ad ogni piè sospinto. Non mi vuoi e su questo, dubbi veri non ce ne sono più.

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Buttati! Buttati! (dalla finestra)

Buttarsi o non buttarsi.
Questi sono i dilemmi della giovane Wonka.
Storicamente i miei lanci sono stati premiati con paracadute forati MA se non mi fossi lanciata a quest’ora starei ancora a fluttuare su aerei improbabili.

Forse chiedo troppo ma…una nave? Una volta tanto non posso navigare su una bella nave invece di viaggiare sempre in aereo? Chiedo forse la luna?
E non cominciate a dire che poi mi viene il mal di mare, preferisco il mal di mare ai vuoti d’aria e le orecchie che mi fanno male a forza di tutta la gente che parla.

E questo è quanto.
Ho una mezza playlist piena di cantanti che infilano vocali a caso nei loro ritornelli, un libro mezzo aperto, un capitolo mezzo scritto e un cuore mezzo funzionante. Prima o poi dovrò pur finire qualcosa.
Prima o poi.

Prima o poi dovrà finire anche questo volo.
Opzione 1: l’aereo si schianta prima che mi butti.
Opzione 2: mi butto.
Opzione 3: l’aereo atterra e facciamo finta che non sia mai successo niente.
Rimanete sintonizzati per l’evoluzione del volo più pazzo del 2015.

Di invecchiamenti, innamoramenti e tormenti.

Che vi devo dire.
Si cresce o meglio, s’invecchia.
Perché ormai son più vicini i 30 e più lontani i 20 e no, non sembra mica vero.
Questo blog esiste da quando i 20 erano passati da poco poco poco.
Non lo so cosa è cambiato, forse molto, forse poco.

Forse la base è rimasta sempre la stessa, ho solo cambiato un po’ gli arrangiamenti, ho messo ordine e fatto pace con alcune cose.
Con altre un po’ meno.

Ho detto addio e ho detto salve a un sacco di persone in questi anni.
Ho letto libri, ascoltato musica, visto film e serie tv, scritto qualcosa di tanto in tanto, collezionato cose.

E ora? Cosa dice il presente? Cosa ho aggiunto nel palazzo della memoria nell’ultimo anno? Un lavoro, tanto per cominciare. Un amore tormentato perché io cresco ma rimango adolescente dentro e non faccio passi per far andare questa cosa da nessuna parte. Altri libri, altra musica, altre serie tv.
E insomma. Io nella vita ho capito che colleziono.
Forse dovrei iniziare a coltivare.

Forse.

E comunque, l’amore è una cosa semplice (ma anche no).

Ogni tanto mi sento un libro.

Ogni tanto mi sento un libro, sì.
Per lo più mi sembra di essere un libro aperto e di facile comprensione, una lettura narrativa un po’ impegnata con sprazzi di note randomiche e divertenti sulla cultura pop.
Scopro però, spesso e a malincuore, che non è così. Che c’è anche chi leggendomi torna indietro, sfoglia i capitoli precedenti, si perde i pezzi e non capisce.
Ci sono quelli che non leggono le note, ragazzi!! Le note sono importanti!!
Quelli che vanno avanti per forza d’inerzia, pagina dopo pagina, non capendo un cazzo ma facendo finta di sì.
E poi ci sono i peggiori. Quelli che leggono un capitolo e decidono di chiudere e rimettere sullo scaffale.
Ecco, per alcune persone, passerò il resto della vita su una mensola a prendere polvere. Perbacco, mi viene già da starnutire.

Estratti di vita selezionati e adattati in maniera randomica – 5.0

1.

«Se dovessi sommare i nostri anni insieme direi che, nella media, sono stata felice. I nostri problemi, se di problemi vogliamo parlare, non riguardavano la felicità. Ad oggi, non so spiegarmi perché sia andata come è andata. Forse avremmo dovuto impegnarci di più.»
«Ah, quindi dici che il fatto che mi hai tradito brutalmente non è rilevante»
«Non quanto il tuo ignorarmi costantemente»
«Mi sa che in realtà…non eravamo poi troppo felici»
«Forse hai ragione»
«Forse…altro vino?»
«Sì»

2.

«Pronto?»
«Ciao»
«Ciao…»
«Scommetto che ti sta venendo un infarto»
«Che succede?»
«Dove sei? C’è casino…»
«In metro…ma, mi spieghi come hai ancora il mio numero e perché mi chiami?»
«Senti, devo dirti una cosa e voglio dirtelo io perché non voglio che tu lo sappia da altri, conoscendo i nostri amici lo sapresti comunque prima o poi…»
«Mi dici perché mi stai chiamando? Non potevi scrivermi un messaggio?»
«Senti…io e Federico ci sposiamo»
«Ah»

3.

«Bevi, balla, fuma, scopa. Cancella tutto.»
«Bastasse quello.»

4.

«In conclusione, ti fa battere il cuoricino ma probabilmente non ti cagherà mai nella vita, sei veramente sicura di voler rischiare?»
«Ma per niente»
«Mi spieghi che diavolo ci faccio io qui allora?»
«Per darmi preziosissimi consigli su come NON rischiare»
«Vuoi un consiglio? Smettila di guardare il telefono come un cane bastonato perché non ti scrive nel weekend»
«Non ho lo sguardo da cane bastonato»
«Io ti adoro ma hai brevettato lo sguardo da cane bastonato già ai tempi di Martina, l’hai migliorato con Giada e ora siamo a livelli di perfezione totale»
«La smettiamo con queste accuse infondate?»
«Se non la smetti ti faccio una foto e la metto sul gruppo di whatsapp»
«Fallo! Tanto non ho lo sguardo da cane bastonato!»
Due minuti e una foto sul gruppo di whatsapp dopo
«Chi è che ha bastonato la Lil nel fine settimana?»
TBC.

5.

«Oggi cercavo di spiegare alla mia amica che lavoro fai…ma esattamente che lavoro fai?»
«Fuffa mamma. Io lavoro nel ramo della fuffologia. Una disciplina interessantissima, un giorno ti spiegherò i dettagli»

Angolo musicale.

Estratti di vita selezionati e adattati in maniera randomica – 4.0

1.

«Non ce la posso proprio fare»
«Ma che dici, stappa un’altra birra»
«Oh, te l’ho detto, non ce la posso fare»
«Guarda che se non andiamo alla festa la Cri ci apre in due questa volta»
«Ma piove»
«Daje, stappa sta’ birra, raccatta gli ombrelli e annamo va»
«Va beh, va beh, presenzialista del cazzo»
[Stacco] 2 ore dopo. Sotto la pioggia. Locali pieni a strafottere e la Cri che è andata a broccolare con fantomatico ex.
«Te l’avevo detto che dovevamo rimanere a casa»
«Mi hai tirato fuori tu di casa!!»
«No, guarda che è stata colpa tua»
«’namo a casa?»
«’namo va»

2.

«Volevo solo dire che mi sembrava la soluzione migliore per risolvere la situazione, sparire intendo, anche se avevo promesso che non l’avrei fatto. Non sapevo come altro risolvere la situazione»
Bella li. T’avevo solo detto che t’amavo eh. Ma si eh #fottesega son passati mesi.

3.

«Senti ho fatto casino con quella»
«Pure io ho fatto casino con quell’altra»
«Che hai fatto?»
«Inizi tu?»
«No inizia te va»
«No vai tu va»
«No vai vai, la mia è troppo complicata da spiegare»
«Pure la mia»
«Va beh, birretta?»
«Eccellente idea»

4.

«Mi devi chiedere qualcosa?»
«No, mi devi dire qualcosa?»
«No»
«Apposto»
«Apposto»

5.

«Che hai?»
«Mah, roba di sentimenti»
«Chi è l’uomo che t’ha ridotto così?»
«Sì. Hai proprio centrato il punto. Andiamo a lavoro va.»
«Un giorno dovrai aprire quella corazza!!»
«Sì, la corazza di quadri flanellati, ma please»
«Buuu»

Non è che pensavate che avessi qualcosa di anche solo vagamente interessante da scrivere vero?
Son passati i bei tempi dei post lunghissimi.
Son passati i bei tempi e basta.
Il tempo che non passo a lavoro lo spendo con le poche persone di cui me ne frega qualcosa, sia tempo passato su internet con quelli che vivono a km e km di distanza, sia tempo in cui mi trascino fuori casa per bermi un paio di birrette e magari bazzicare qualche concerto figo con selezionatissime persone.
Vivo una vita noiosa e ho pure poco tempo per guardare telefilm.
Di film non ne parliamo proprio, l’ultimo che ho visto è stata QUELLACAGATADILUCY, tutto attaccato perché rispecchia la pronuncia esatta del titolo di quella roba brutta brutta. Un futuro da gattara cinefila che si profila sempre più possibile.

Ah, dimenticavo. É uscito l’ultimo libro di Zerocalcare. Accattatavillo.

Memories

Mamma mi ha insegnato a leggere ma è stato con te che ho iniziato le “gare di lettura”.
Era una competizione costante a chi finiva prima un libro, leggevamo per ore e ore prima di stancarci e prima di addormentarmi ti chiedevo sempre una nuova storia. Tu mi raccontavi della tua vita, della guerra, di un Vesuvio in eruzione, di mia madre da piccola. Io inventavo storie su avventure nello spazio, ti raccontavo dei dinosauri e tu mi ascoltavi come si ascoltano le persone adulte.

Voglio ricordarmi questo di te.
Non gli ultimi anni in cui non riconoscevi più nessuno.
Non delle corse in ospedale.
Non gli anni in cui la vista aveva ceduto e avevi smesso di leggere.

Hai aspettato che fossi a casa, mi hai salutata, mi hai riconosciuta e  chiamata per nome e due giorni dopo non c’eri più.
Io non credo nel paradiso; se dovessi pensare a te ora mi piace immaginarti in una biblioteca, circondata da libri e da nuove storie.

Grazie nonna.