7 GIORNI – 30 FILM aka THE UDINE FILES

Segue, una top 5 selezionata da yours truly.

Premessa
Ho visto 30 film in 7 giorni, è stata un’impresa, stancante ma anche gratificante.
Talvolta passavo talmente tanto tempo nel cinema che mi sembrava che tra il film della mattina e quello della sera fosse passata una giornata intera.
Il primo criterio di selezione della top 5 è avvenuto quindi secondo il seguente criterio : sebbene fossi stanchissima, non ho sbadigliato.
Mi hanno fatto ridere/mi hanno tenuto con il fiato sospeso ma NESSUNO SBADIGLIO (e nessun tentativo di accoccolarmi sulla scomoda poltrona e dormire).
Iniziamo.

5) SILENCED – Hwang Dong-Hyuk (Corea del Sud)
Trattasi del film che alla fine ha vinto il festival, premiato dalla critica, premiato perchè è un film che non ha paura di esagerare.
La trama per farla breve è tratta da una storia realmente accaduta in Corea dove sono state mascherate e messe sotto accusa le molestie e sevizie di un gruppo d’insegnanti ai danni di giovani studenti sordomuti.
Il film non si limita a parlare dei fatti accaduti, te li presenta davanti agli occhi in tutto il loro orrore, indugia con un occhio cinico e crudele sulle violenze e non ti da la possibilità di fuggire.
Tu sei inchiodato sulla poltrona e soffri, soffri perché non puoi fare altro.
Più viene evidenziata la crudeltà dei carnefici di fronte a prede così indifese, più tu senti la bile che ti sale in corpo, meno riesci a tenere giù la cena e a trattenere le bestemmie sottovoce. Silenced è un film che ti lascia senza parole. Esci dalla sala e ti chiedi come fare a dare un voto ad una storia così.
Un giudizio tecnico? Una valutazione sull’interpretazione dei bambini? Io ho consegnato una scheda bianca.
Il film è consigliato con riserva, fa male.

4) ONE MILE ABOVE – Du Jiayi (RPC)
Dopo la morte del fratello, un giovane di Taiwan, decide di portare a termine il suo ultimo desiderio. Arrivare in bicicletta dallo Yunnan a Llhasa (una remota regione del Tibet). Il film altro non è che un lungo road trip dove il protagonista scopre un po’ di sè ad ogni nuova pedalata e noi spettatori scopriamo la bellezza delle regioni più remote della Cina (il viaggio dallo Yunnan al Tibet è un tour che in molte persone fanno ogni anno, a seconda dei mezzi di trasporto prescelti però può essere MOLTO RISCHIOSO o un road trip affascinante).
Una fotografia sorprendente e una regia formidabile ne fanno uno dei migliori film del festival.
Anche questo film è tratto da una storia vera, se dovessi trovargli delle pecche, credo che l’unica cosa oggettivamente criticabile sia il ritmo della narrazione, molto lento all’inizio (come nella maggioranza dei film orientali) e una corsa senza fine verso il finale che ci appare senza un reale climax di eventi. Bellissimo nella spettacolarità delle immagini ma presentato come una pappa pronta allo spettatore.

3) LOVE STRIKES – One Hitoshi (Giappone)
Una commedia. Giapponese.
Sì, dopo i due film precedenti ho inserito questo altrimenti finivate per cadere in depressione.
Love Strikes è la storia di Wonka Yukyo, un giovane nerd semi/vergine, patito di musica e cultura pop che non trova una ragazza.
Fino a quando non piomba all’improvviso nel suo periodo moteki, ovvero una lunga striscia fortunata che lo porta ad essere il centro di triangoli improbabili. Il film è pieno di cultura pop giapponese ai massimi livelli, di situazioni divertenti e numeri musicali improvvisi. Scorre via piacevole e fa ridere. Come tutti gli altri già indicati è rintracciabile quindi se volete farvi due risate con una commedia pseudo romantica, questo è film per voi.

2) VULGARIA – Pang Ho-Cheung (Hong Kong)
Spiegarvi la trama di Vulgaria equivale ad eliminare l’appeal del film in sè.
Per farla breve, è un film volgare (lulz) dove un produttore cinematografico (di film porno) spiega le difficoltà di essere un produttore cinematografico (di film porno).
Il protagonista è Chapman To, uno degli attori must delle commedie Hongkongesi, consigliato agli amanti del trash ai quali non fanno schifo tette random.

1) SUNNY – Kang Hyung-Chul (Corea del Sud)
Il film che ha aperto il festival, forse per questo non ha ricevuto premi particolari, è scivolato sotto il radar degli spettatori (la maggioranza arriva il giorno successivo all’apertura).
Non ha ricevuto nessun premio dalla giuria, è passato, ci ha deliziati ed è andato via.
Sunny è una commedia adolescenziale sulla crescita, pieno di flashback all’odore degli 80, malinconico e bellissimo. Un film sull’amicizia al femminile, di quei legami infantili che uno vorrebbe durassero per sempre ma che la crescita cancella e spazza via dalla memoria.
La colonna sonora strizza l’occhio a tutti i fan della musica datata e vi trascina nei ricordi della protagonista, vi rende partecipi delle sue vittorie e delle sue prime delusioni d’amore. Non scherzo quando lo consiglio a tutti. Senza distinzione di sesso.
Ah, dimenticavo, il cast è perfetto. Tutto proprio.

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