The Bling Ring

The Bling Ring Sofia Coppola è tornata.
Io, devo ammetterlo, non ho l’ho mai amata alla follia. Mi sono piaciuti molto sia Il giardino delle vergini suicide che Lost in Translation, per il resto, fuffa qua, fuffa la.
Marie Antoniette l’ho stomacato male (nonostante le Converse fossero un tocco pop di classe che personalmente ho apprezzato) e Somewhere mi ha solo fatto scendere il latte alle ginocchia.
Fatta questa doverosa premessa, devo dire che avevo grandi aspettative per The Bling Ring, il trailer mi aveva convinta, Emma Watson mi aveva convinta, la possibilità di dare sfogo alla natura pop della Coppola mi aveva convinta…e invece.
Invece The Bling Ring non affonda il colpo, ci prova fortissimo, piazza un paio di momenti veramente interessanti ma poi torna a sprofondare nel vuoto cosmico dell’anonimato cinematografico.
La trama è ispirata a un articolo apparso su Vanity Fair che riportava le vicende della banda The Bling Ring, un gruppo di teenagers implicati nel furto con scasso di beni di lusso nelle case delle star nel tentativo di identificarsi con loro e crearsi una sorta di notorietà per osmosi.

Iniziata con dei piccoli furti (tant’è che Paris Hilton, ad esempio, non si è accorta per un bel pezzo né delle visite né degli oggetti mancanti) la cosa è poi degenerata, i ragazzi sono stati arrestati e…vorrei dirvi che la loro notorietà si è arrestata ma alcuni di loro sono addirittura finiti a fare reality show.

Preparatevi a un’ora e mezza di: carrellate di scarpe, gioielli, pantaloni, orologi, diamanti, serate in discoteca, autoscatti con bocca a culo di papera, Emma Watson che tira fuori la lingua in maniera sexy mentre balla (ma per quello c’è il trailer, dai).
All in all: si poteva fare di più, anche senza emettere un giudizio morale (e sappiamo che alla Coppola NON piace farlo).
I personaggi sono tagliati con l’accetta, non c’è veramente spazio per l’umanità di nessuno di loro e in questo la Coppola fallisce là, dove era riuscita seppure annoiando, con Marie Antoinette.

The Bling Ring è un film che vedi così, tanto per (sì, ammettiamolo, il trailer prometteva Emma Watson che faceva cose porche ma io vi metto in guardia, non è così!) e poi te lo dimentichi.
Non è un film brutto, è uno di quei film che ti fa sentire come il professore scassapalle delle medie che dice al genitore: “suo figlio è molto intelligente, se solo si applicasse un po’ di più potrebbe fare tante cose”. Ecco Sofia, sei tanto intelligente e se ti applicassi un po’ di più potresti fare tante cose.

Un 6- per la faccia porca della Watson e la colonna sonora.

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