Buttati! Buttati! (dalla finestra)

Buttarsi o non buttarsi.
Questi sono i dilemmi della giovane Wonka.
Storicamente i miei lanci sono stati premiati con paracadute forati MA se non mi fossi lanciata a quest’ora starei ancora a fluttuare su aerei improbabili.

Forse chiedo troppo ma…una nave? Una volta tanto non posso navigare su una bella nave invece di viaggiare sempre in aereo? Chiedo forse la luna?
E non cominciate a dire che poi mi viene il mal di mare, preferisco il mal di mare ai vuoti d’aria e le orecchie che mi fanno male a forza di tutta la gente che parla.

E questo è quanto.
Ho una mezza playlist piena di cantanti che infilano vocali a caso nei loro ritornelli, un libro mezzo aperto, un capitolo mezzo scritto e un cuore mezzo funzionante. Prima o poi dovrò pur finire qualcosa.
Prima o poi.

Prima o poi dovrà finire anche questo volo.
Opzione 1: l’aereo si schianta prima che mi butti.
Opzione 2: mi butto.
Opzione 3: l’aereo atterra e facciamo finta che non sia mai successo niente.
Rimanete sintonizzati per l’evoluzione del volo più pazzo del 2015.

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Di invecchiamenti, innamoramenti e tormenti.

Che vi devo dire.
Si cresce o meglio, s’invecchia.
Perché ormai son più vicini i 30 e più lontani i 20 e no, non sembra mica vero.
Questo blog esiste da quando i 20 erano passati da poco poco poco.
Non lo so cosa è cambiato, forse molto, forse poco.

Forse la base è rimasta sempre la stessa, ho solo cambiato un po’ gli arrangiamenti, ho messo ordine e fatto pace con alcune cose.
Con altre un po’ meno.

Ho detto addio e ho detto salve a un sacco di persone in questi anni.
Ho letto libri, ascoltato musica, visto film e serie tv, scritto qualcosa di tanto in tanto, collezionato cose.

E ora? Cosa dice il presente? Cosa ho aggiunto nel palazzo della memoria nell’ultimo anno? Un lavoro, tanto per cominciare. Un amore tormentato perché io cresco ma rimango adolescente dentro e non faccio passi per far andare questa cosa da nessuna parte. Altri libri, altra musica, altre serie tv.
E insomma. Io nella vita ho capito che colleziono.
Forse dovrei iniziare a coltivare.

Forse.

E comunque, l’amore è una cosa semplice (ma anche no).

Ogni tanto mi sento un libro.

Ogni tanto mi sento un libro, sì.
Per lo più mi sembra di essere un libro aperto e di facile comprensione, una lettura narrativa un po’ impegnata con sprazzi di note randomiche e divertenti sulla cultura pop.
Scopro però, spesso e a malincuore, che non è così. Che c’è anche chi leggendomi torna indietro, sfoglia i capitoli precedenti, si perde i pezzi e non capisce.
Ci sono quelli che non leggono le note, ragazzi!! Le note sono importanti!!
Quelli che vanno avanti per forza d’inerzia, pagina dopo pagina, non capendo un cazzo ma facendo finta di sì.
E poi ci sono i peggiori. Quelli che leggono un capitolo e decidono di chiudere e rimettere sullo scaffale.
Ecco, per alcune persone, passerò il resto della vita su una mensola a prendere polvere. Perbacco, mi viene già da starnutire.

Estratti di vita selezionati e adattati in maniera randomica – 5.0

1.

«Se dovessi sommare i nostri anni insieme direi che, nella media, sono stata felice. I nostri problemi, se di problemi vogliamo parlare, non riguardavano la felicità. Ad oggi, non so spiegarmi perché sia andata come è andata. Forse avremmo dovuto impegnarci di più.»
«Ah, quindi dici che il fatto che mi hai tradito brutalmente non è rilevante»
«Non quanto il tuo ignorarmi costantemente»
«Mi sa che in realtà…non eravamo poi troppo felici»
«Forse hai ragione»
«Forse…altro vino?»
«Sì»

2.

«Pronto?»
«Ciao»
«Ciao…»
«Scommetto che ti sta venendo un infarto»
«Che succede?»
«Dove sei? C’è casino…»
«In metro…ma, mi spieghi come hai ancora il mio numero e perché mi chiami?»
«Senti, devo dirti una cosa e voglio dirtelo io perché non voglio che tu lo sappia da altri, conoscendo i nostri amici lo sapresti comunque prima o poi…»
«Mi dici perché mi stai chiamando? Non potevi scrivermi un messaggio?»
«Senti…io e Federico ci sposiamo»
«Ah»

3.

«Bevi, balla, fuma, scopa. Cancella tutto.»
«Bastasse quello.»

4.

«In conclusione, ti fa battere il cuoricino ma probabilmente non ti cagherà mai nella vita, sei veramente sicura di voler rischiare?»
«Ma per niente»
«Mi spieghi che diavolo ci faccio io qui allora?»
«Per darmi preziosissimi consigli su come NON rischiare»
«Vuoi un consiglio? Smettila di guardare il telefono come un cane bastonato perché non ti scrive nel weekend»
«Non ho lo sguardo da cane bastonato»
«Io ti adoro ma hai brevettato lo sguardo da cane bastonato già ai tempi di Martina, l’hai migliorato con Giada e ora siamo a livelli di perfezione totale»
«La smettiamo con queste accuse infondate?»
«Se non la smetti ti faccio una foto e la metto sul gruppo di whatsapp»
«Fallo! Tanto non ho lo sguardo da cane bastonato!»
Due minuti e una foto sul gruppo di whatsapp dopo
«Chi è che ha bastonato la Lil nel fine settimana?»
TBC.

5.

«Oggi cercavo di spiegare alla mia amica che lavoro fai…ma esattamente che lavoro fai?»
«Fuffa mamma. Io lavoro nel ramo della fuffologia. Una disciplina interessantissima, un giorno ti spiegherò i dettagli»

Angolo musicale.

Estratti di vita selezionati e adattati in maniera randomica – 4.0

1.

«Non ce la posso proprio fare»
«Ma che dici, stappa un’altra birra»
«Oh, te l’ho detto, non ce la posso fare»
«Guarda che se non andiamo alla festa la Cri ci apre in due questa volta»
«Ma piove»
«Daje, stappa sta’ birra, raccatta gli ombrelli e annamo va»
«Va beh, va beh, presenzialista del cazzo»
[Stacco] 2 ore dopo. Sotto la pioggia. Locali pieni a strafottere e la Cri che è andata a broccolare con fantomatico ex.
«Te l’avevo detto che dovevamo rimanere a casa»
«Mi hai tirato fuori tu di casa!!»
«No, guarda che è stata colpa tua»
«’namo a casa?»
«’namo va»

2.

«Volevo solo dire che mi sembrava la soluzione migliore per risolvere la situazione, sparire intendo, anche se avevo promesso che non l’avrei fatto. Non sapevo come altro risolvere la situazione»
Bella li. T’avevo solo detto che t’amavo eh. Ma si eh #fottesega son passati mesi.

3.

«Senti ho fatto casino con quella»
«Pure io ho fatto casino con quell’altra»
«Che hai fatto?»
«Inizi tu?»
«No inizia te va»
«No vai tu va»
«No vai vai, la mia è troppo complicata da spiegare»
«Pure la mia»
«Va beh, birretta?»
«Eccellente idea»

4.

«Mi devi chiedere qualcosa?»
«No, mi devi dire qualcosa?»
«No»
«Apposto»
«Apposto»

5.

«Che hai?»
«Mah, roba di sentimenti»
«Chi è l’uomo che t’ha ridotto così?»
«Sì. Hai proprio centrato il punto. Andiamo a lavoro va.»
«Un giorno dovrai aprire quella corazza!!»
«Sì, la corazza di quadri flanellati, ma please»
«Buuu»

Non è che pensavate che avessi qualcosa di anche solo vagamente interessante da scrivere vero?
Son passati i bei tempi dei post lunghissimi.
Son passati i bei tempi e basta.
Il tempo che non passo a lavoro lo spendo con le poche persone di cui me ne frega qualcosa, sia tempo passato su internet con quelli che vivono a km e km di distanza, sia tempo in cui mi trascino fuori casa per bermi un paio di birrette e magari bazzicare qualche concerto figo con selezionatissime persone.
Vivo una vita noiosa e ho pure poco tempo per guardare telefilm.
Di film non ne parliamo proprio, l’ultimo che ho visto è stata QUELLACAGATADILUCY, tutto attaccato perché rispecchia la pronuncia esatta del titolo di quella roba brutta brutta. Un futuro da gattara cinefila che si profila sempre più possibile.

Ah, dimenticavo. É uscito l’ultimo libro di Zerocalcare. Accattatavillo.

Puntata 01

Il mondo la fuori esisteva ancora, nulla era in fiamme.
Passi silenziosi alle mie spalle.
Braccia calde intorno a me.
Seni nudi nulla mia schiena.
-Non riuscivi a dormire?- la sua voce che mi richiama alla realtà.
-mmm- è ancora troppo presto per parlare, la testa fa ancora male, la sensazione di carne viva che brucia è ancora intensa, l’odore di un corpo in fiamme, di centinaia di migliaia di corpi in fiamme, ancora mi invade le narici.
Che odore ha un corpo che brucia? Non ho mai sentito l’odore di un corpo che brucia nella vita reale.
-faceva freddo a letto- sento l’abbraccio farsi più stretto, le mani congiungersi sul mio stomaco e il suo mento che si appoggia appena alla mia spalla.
-mmm- quelle braccia mi ancorano alla realtà ma il mondo esplode ancora davanti ai miei occhi. Bruciamo ancora davanti ai miei occhi.
Un pizzicotto mi riporta definitivamente alla realtà.
Lei è tutto ciò che mi tiene qui, ciò che delimita il confine tra sogno e realtà e non gliel’ho mai detto, solo per paura di mandare tutto a puttane parlando troppo. E se il mondo finisse veramente domani? E se bruciassimo senza lasciare traccia di noi? Se ti dicessi che ti amo cambierebbe qualcosa?
-sei veramente di pessimo umore eh?- avanti, guardala e diglielo. Diglielo. Ora.
-un brutto sogno- ah la codardia, che brutta bestia.
-ancora i topi che ti rosicchiavano le dita?- oh grazie amore mio, volevo proprio ricordarmelo quell’incubo terribile.

-no, questa volta finiva il mondo, bruciavamo tutti-
-ah, l’ottimismo alle 7 di mattina! Sentiamo, come andavamo tutti definitivamente a trovare il creatore?- lo so che è la solita scusa per farmi parlare e smaltire i postumi dell’incubo. Lei si ricorda tutti i miei incubi. Per questo ora mi sembra di sentire topi che mi rosicchiano le dita.
-bruciavamo tutti, dal primo all’ultimo-
-così? Senza motivo, bruciavamo tutti e basta-
-forse c’era un perché, non lo so, nel sogno non c’erano esattamente le istruzioni dell’apocalisse sai?-

Direzione cucina, colazione, caffeina. Lei non aveva abbandonato la presa ed era rimasta avviluppata a me nel tragitto tra la finestra di camera e il minuscolo corridoio che collegava la nostra camera da letto alla zona cucina/soggiorno.
-e quindi, nel sogno bruciavamo e basta? Nessun addio spettacolare? Nessun dettaglio? Ho sempre pensato alla fine del mondo come un ritorno al brodo primordiale-
Macchinetta caricata, acqua che scalda, odore di caffè nell’aria, la sua testa sulla mia spalla a darmi dei bacetti.
-qualcuno ha visto troppe volte The End of Evangelion- lo so solo perché ho dovuto subire le visioni multiple più e più volte, prima di conoscerla non sapevo nemmeno che esistesse Evangelion, peccato che, lo so, non mi è mai stato perdonato.
-dico solo che per essere un sogno sulla fine del mondo poteva essere più dettagliato!” protestava Lei. Più dettagliato dice. Come spieghi alla donna che ami che sentivi l’odore della sua carne in fiamme? Come volevi solo morire mentre ti rendevi conto che la stavi perdendo?
-mi ricordo che c’era una rana, uscivo per ritirare la posta e nella nostra cassetta c’era una rana, di quelle verdissime che mi fissava, poi un botto terribile e le fiamme- un bacio, leggero e a fior di labbra prima di prendere le tazze e versare il caffè.
-un rana verde ti guardava mentre prendevi la posta? Awww-
-no! Niente awww!! Era una cazzo di rana enorme e orribile!!-
-ok, una rana enorme e orribile!- i suoi occhi scintillavano di risa trattenute, era bellissima, era mia e l’amavo. Avrei dovuto dirglielo. Ora, il momento era perfetto. Abbracciala, baciala e diglielo.
Ti amo.
Non m’importa che il mondo bruci se rimaniamo solo io e te. Il mondo può tornare al brodo primordiale, il mondo può bruciare, possono morire tutti. Voglio solo che rimanga tu. Io e te. Mi basta questo.
Silenzio. Codardia.
Affogare il proprio cuor di coniglio nel caffè e scottarsi la lingua.
Un venerdì come un altro, l’ansia della settimana stava sciogliendosi lasciando il posto all’adrenalina per l’arrivo del weekend.
Solo otto ore di lavoro e poi avremmo potuto passare il fine settimana a fare nulla ma farlo insieme.
Lei avrebbe insistito per vedere un film e bere thé a letto, avrei fatto finta di non volerlo ma l’avrei accontentata. Un weekend di nulla pieno di lei.

Scendiamo le scale di corsa, due a due per far prima e non perdere la metropolitana. Le tengo la mano mentre facciamo per uscire dal portone.
-Mi sa che ci è arrivata una bolletta- siamo in ritardo.
-La prendiamo al ritorno?-
-Vediamo di che morte dobbiamo morire va, puoi sempre portarmi a cena se no dobbiamo svenarci!-
Chiave nella cassetta, un giro a destra.
Nella cassetta della posta, una rana verdissima che mi fissa. Io fisso lei, lei fissa me.
Un’esplosione fortissima, le stringo la mano e guardo il sorriso svanire dal suo volto, sento le fiamme che si avvicinano, caldo, manca il respiro, fumo nero intorno a noi, caldo. Non la lascio, mi abbraccia, i suoi occhi non sorridono, i nostri corpi bruciano.

Ti amo.

Mi sveglio.

Puntata 0

Colpa delle buste di plastica della Coop.
O almeno colpa loro se nella mia testa si è fatto strada un certo flusso di pensiero.
Le buste biodegradabili della Coop, puzzano di soia, la soia mi ha fatto venire in mente il sushi-wok dove andavo sempre con il mio vecchio migliore amico, pensieri sul mio vecchio migliore amico mi hanno fatto venire in mente che non ci sentiamo più, che lui è solo una delle tante persone che ho perso per strada. Salvaguardare l’ambiente non mi è pesato mai tanto come in quel momento.

Detesto questi momenti di illuminazione mentale, quelli in cui uno dopo l’altro mi tornano in mente persone che hanno preso l’uscita di sicurezza dalla mia vita senza avvisare, pensieri che si affollano in ordine sparso uno dopo l’altro, tutti ispirati dalle piccole cose.
Volendo e potendo, fuggirei dalle piccole cose. Sono le piccole cose che ti fottono le giornate.Tu ti svegli tranquillo e sereno e poi eccola, una piccola cosa ti colpisce all’improvviso e la giornata va a farsi fottere.

Ultimamente capita troppo spesso, di fottersi le giornate per niente, per le piccole cose che ispiraano grandi pensieri, grandi pensieri sulle storie che sarebbe meglio dimenticare, immensi viaggi mentali senza scopo, fatti solo per il masochistico bisogno di rivivere il passato, di trovare risposte che non arriveranno, mai.
Certe persone hanno lo spasmodico bisogno di rivivere il proprio passato, di crogiolarsi nel dolore della perdita, io sono una di quelle. Non conosco la catarsi del tempo.
La mia vita è perfettamente organizzata in compartimenti stagni, tutto è ordinato nel palazzo della memoria, la mia fortezza della solitudine mentale, il mio rifugio sicuro nei momenti in cui la vita bussa alle porte chiedendo spazio. Capita però che ogni tanto dalle finestre entri una folata di vento che scompiglia tutto, l’ordine diventa disordine e i miei pensieri si mescolano e accavallano, si distorcono e spesso finisco con il non riuscire a rimettere tutto apposto nell’ordine precedente.

Possiamo quindi dire che l’ordine attuale non è l’ordine originale, l’ordine originale non me lo ricordo davvero più. Ogni tanto mi viene in mente che magari un ricordo dovrebbe essere al posto di un altro, ma è solo un attimo, uno scintillio di memoria che viene soppiantato subito da un altro pensiero.
Qualcuno dice che sia colpa dell’alcool, forse è vero, forse i ricordi cercano di fuggire dalla distruzione, si nascondono pronti a spuntare al momento opportuno, quello in cui pensi che vada tutto bene e loro invece sono dietro l’angolo, si sono nascosti nella collezione di canzoni preferite dell’anno 2002 e mentre tu ripercorri mentalmente la tua personale storia musicale di quell’anno eccolo li, un ricordo maledetto, che spunta, ti sorprende alle spalle e ti pugnala immolandoti come Cesare sull’altare della memoria.

Detta così potrebbe sembrare che nella mia breve vita, solo 26 anni, io abbia collezionato solo pessimi ricordi, non è così, non ci sono solo pessimi ricordi. Purtroppo però finiamo col ricordare con più facilità ciò che ha fatto male piuttosto che ciò che ha fatto bene, i ricordi che fanno male sono molto più dettagliati, sono come un film in HD qualche volta, i ricordi che invece ci fanno sorridere sono pellicole sbiadite in bianco e nero, talvolta sono semplici odori, che ci riportano alla mente ricordi felici dell’infanzia, un periodo in cui tutto era molto più semplice.

Tutta colpa di quelle dannate buste della Coop.
E del mio non volermi arrendere all’evidenza che mi manchi.
Dello stupido orgoglio che non mi permette di dirti ti vedo ovunque.

[Do you ever think of me?
In the quiet, in the crowd?]