Puntata 01

Il mondo la fuori esisteva ancora, nulla era in fiamme.
Passi silenziosi alle mie spalle.
Braccia calde intorno a me.
Seni nudi nulla mia schiena.
-Non riuscivi a dormire?- la sua voce che mi richiama alla realtà.
-mmm- è ancora troppo presto per parlare, la testa fa ancora male, la sensazione di carne viva che brucia è ancora intensa, l’odore di un corpo in fiamme, di centinaia di migliaia di corpi in fiamme, ancora mi invade le narici.
Che odore ha un corpo che brucia? Non ho mai sentito l’odore di un corpo che brucia nella vita reale.
-faceva freddo a letto- sento l’abbraccio farsi più stretto, le mani congiungersi sul mio stomaco e il suo mento che si appoggia appena alla mia spalla.
-mmm- quelle braccia mi ancorano alla realtà ma il mondo esplode ancora davanti ai miei occhi. Bruciamo ancora davanti ai miei occhi.
Un pizzicotto mi riporta definitivamente alla realtà.
Lei è tutto ciò che mi tiene qui, ciò che delimita il confine tra sogno e realtà e non gliel’ho mai detto, solo per paura di mandare tutto a puttane parlando troppo. E se il mondo finisse veramente domani? E se bruciassimo senza lasciare traccia di noi? Se ti dicessi che ti amo cambierebbe qualcosa?
-sei veramente di pessimo umore eh?- avanti, guardala e diglielo. Diglielo. Ora.
-un brutto sogno- ah la codardia, che brutta bestia.
-ancora i topi che ti rosicchiavano le dita?- oh grazie amore mio, volevo proprio ricordarmelo quell’incubo terribile.

-no, questa volta finiva il mondo, bruciavamo tutti-
-ah, l’ottimismo alle 7 di mattina! Sentiamo, come andavamo tutti definitivamente a trovare il creatore?- lo so che è la solita scusa per farmi parlare e smaltire i postumi dell’incubo. Lei si ricorda tutti i miei incubi. Per questo ora mi sembra di sentire topi che mi rosicchiano le dita.
-bruciavamo tutti, dal primo all’ultimo-
-così? Senza motivo, bruciavamo tutti e basta-
-forse c’era un perché, non lo so, nel sogno non c’erano esattamente le istruzioni dell’apocalisse sai?-

Direzione cucina, colazione, caffeina. Lei non aveva abbandonato la presa ed era rimasta avviluppata a me nel tragitto tra la finestra di camera e il minuscolo corridoio che collegava la nostra camera da letto alla zona cucina/soggiorno.
-e quindi, nel sogno bruciavamo e basta? Nessun addio spettacolare? Nessun dettaglio? Ho sempre pensato alla fine del mondo come un ritorno al brodo primordiale-
Macchinetta caricata, acqua che scalda, odore di caffè nell’aria, la sua testa sulla mia spalla a darmi dei bacetti.
-qualcuno ha visto troppe volte The End of Evangelion- lo so solo perché ho dovuto subire le visioni multiple più e più volte, prima di conoscerla non sapevo nemmeno che esistesse Evangelion, peccato che, lo so, non mi è mai stato perdonato.
-dico solo che per essere un sogno sulla fine del mondo poteva essere più dettagliato!” protestava Lei. Più dettagliato dice. Come spieghi alla donna che ami che sentivi l’odore della sua carne in fiamme? Come volevi solo morire mentre ti rendevi conto che la stavi perdendo?
-mi ricordo che c’era una rana, uscivo per ritirare la posta e nella nostra cassetta c’era una rana, di quelle verdissime che mi fissava, poi un botto terribile e le fiamme- un bacio, leggero e a fior di labbra prima di prendere le tazze e versare il caffè.
-un rana verde ti guardava mentre prendevi la posta? Awww-
-no! Niente awww!! Era una cazzo di rana enorme e orribile!!-
-ok, una rana enorme e orribile!- i suoi occhi scintillavano di risa trattenute, era bellissima, era mia e l’amavo. Avrei dovuto dirglielo. Ora, il momento era perfetto. Abbracciala, baciala e diglielo.
Ti amo.
Non m’importa che il mondo bruci se rimaniamo solo io e te. Il mondo può tornare al brodo primordiale, il mondo può bruciare, possono morire tutti. Voglio solo che rimanga tu. Io e te. Mi basta questo.
Silenzio. Codardia.
Affogare il proprio cuor di coniglio nel caffè e scottarsi la lingua.
Un venerdì come un altro, l’ansia della settimana stava sciogliendosi lasciando il posto all’adrenalina per l’arrivo del weekend.
Solo otto ore di lavoro e poi avremmo potuto passare il fine settimana a fare nulla ma farlo insieme.
Lei avrebbe insistito per vedere un film e bere thé a letto, avrei fatto finta di non volerlo ma l’avrei accontentata. Un weekend di nulla pieno di lei.

Scendiamo le scale di corsa, due a due per far prima e non perdere la metropolitana. Le tengo la mano mentre facciamo per uscire dal portone.
-Mi sa che ci è arrivata una bolletta- siamo in ritardo.
-La prendiamo al ritorno?-
-Vediamo di che morte dobbiamo morire va, puoi sempre portarmi a cena se no dobbiamo svenarci!-
Chiave nella cassetta, un giro a destra.
Nella cassetta della posta, una rana verdissima che mi fissa. Io fisso lei, lei fissa me.
Un’esplosione fortissima, le stringo la mano e guardo il sorriso svanire dal suo volto, sento le fiamme che si avvicinano, caldo, manca il respiro, fumo nero intorno a noi, caldo. Non la lascio, mi abbraccia, i suoi occhi non sorridono, i nostri corpi bruciano.

Ti amo.

Mi sveglio.

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Puntata 0

Colpa delle buste di plastica della Coop.
O almeno colpa loro se nella mia testa si è fatto strada un certo flusso di pensiero.
Le buste biodegradabili della Coop, puzzano di soia, la soia mi ha fatto venire in mente il sushi-wok dove andavo sempre con il mio vecchio migliore amico, pensieri sul mio vecchio migliore amico mi hanno fatto venire in mente che non ci sentiamo più, che lui è solo una delle tante persone che ho perso per strada. Salvaguardare l’ambiente non mi è pesato mai tanto come in quel momento.

Detesto questi momenti di illuminazione mentale, quelli in cui uno dopo l’altro mi tornano in mente persone che hanno preso l’uscita di sicurezza dalla mia vita senza avvisare, pensieri che si affollano in ordine sparso uno dopo l’altro, tutti ispirati dalle piccole cose.
Volendo e potendo, fuggirei dalle piccole cose. Sono le piccole cose che ti fottono le giornate.Tu ti svegli tranquillo e sereno e poi eccola, una piccola cosa ti colpisce all’improvviso e la giornata va a farsi fottere.

Ultimamente capita troppo spesso, di fottersi le giornate per niente, per le piccole cose che ispiraano grandi pensieri, grandi pensieri sulle storie che sarebbe meglio dimenticare, immensi viaggi mentali senza scopo, fatti solo per il masochistico bisogno di rivivere il passato, di trovare risposte che non arriveranno, mai.
Certe persone hanno lo spasmodico bisogno di rivivere il proprio passato, di crogiolarsi nel dolore della perdita, io sono una di quelle. Non conosco la catarsi del tempo.
La mia vita è perfettamente organizzata in compartimenti stagni, tutto è ordinato nel palazzo della memoria, la mia fortezza della solitudine mentale, il mio rifugio sicuro nei momenti in cui la vita bussa alle porte chiedendo spazio. Capita però che ogni tanto dalle finestre entri una folata di vento che scompiglia tutto, l’ordine diventa disordine e i miei pensieri si mescolano e accavallano, si distorcono e spesso finisco con il non riuscire a rimettere tutto apposto nell’ordine precedente.

Possiamo quindi dire che l’ordine attuale non è l’ordine originale, l’ordine originale non me lo ricordo davvero più. Ogni tanto mi viene in mente che magari un ricordo dovrebbe essere al posto di un altro, ma è solo un attimo, uno scintillio di memoria che viene soppiantato subito da un altro pensiero.
Qualcuno dice che sia colpa dell’alcool, forse è vero, forse i ricordi cercano di fuggire dalla distruzione, si nascondono pronti a spuntare al momento opportuno, quello in cui pensi che vada tutto bene e loro invece sono dietro l’angolo, si sono nascosti nella collezione di canzoni preferite dell’anno 2002 e mentre tu ripercorri mentalmente la tua personale storia musicale di quell’anno eccolo li, un ricordo maledetto, che spunta, ti sorprende alle spalle e ti pugnala immolandoti come Cesare sull’altare della memoria.

Detta così potrebbe sembrare che nella mia breve vita, solo 26 anni, io abbia collezionato solo pessimi ricordi, non è così, non ci sono solo pessimi ricordi. Purtroppo però finiamo col ricordare con più facilità ciò che ha fatto male piuttosto che ciò che ha fatto bene, i ricordi che fanno male sono molto più dettagliati, sono come un film in HD qualche volta, i ricordi che invece ci fanno sorridere sono pellicole sbiadite in bianco e nero, talvolta sono semplici odori, che ci riportano alla mente ricordi felici dell’infanzia, un periodo in cui tutto era molto più semplice.

Tutta colpa di quelle dannate buste della Coop.
E del mio non volermi arrendere all’evidenza che mi manchi.
Dello stupido orgoglio che non mi permette di dirti ti vedo ovunque.

[Do you ever think of me?
In the quiet, in the crowd?]

Whatup party people?

Eh sì, ieri mi son ricordata che ho un blog infilato da qualche parte nelle memorie dell’internet.
Un blog che non aggiorno da tipo, boh secoli?
Quelli di voi che se ne sbattono, prego lasciare queste pagine; quelli che si stavano chiedendo se fossi morta da qualche parte non temete, sono viva e vegeta, non mi trovo in un’altra dimensione ma ho talmente poco tempo per vivere che ricordarmi di aggiornare il blog con una certa regolarità è utopia.

Dove eravamo rimasti?
Ah, sì. Playlistavo di un heartbreak a gennaio. Giusto? Sbagliato? La mia memoria dice che è giusto per cui prendiamolo per buono.
“Come hai potuto permettere che ti si frantumasse ancora il cuore?” – Oh ragazzi, che volete da me. Succede. Non ho particolari rimpianti, ho passato un po’ di tempo a rimettermi in piedi e leccare le ferite e ora non fa più così male, cioè non troppo ecco.
Se c’è qualcosa di positivo nell’essere adulti è che non hai il tempo per stare a piangerti addosso più di tanto. La vita reclama il suo tributo giornaliero di sudore e incazzature, ed essere adulti significa anche tirare i freni su tutte quelle emozioni che ti rendono un zombie per giorni e giorni.
Per cui…ho superato l’heartbreak? Boh. Sicuramente non ho il tempo di pensarci.

Vi ricordate quando vi parlavo di fantomatiche lauree? Le lauree sono arrivate. Dopo la laurea è arrivato il lavoro, poi è arrivato il lavoro serio serio.
Quello che ti rende un membro della società, quello dove paghi i contributi e scopri le tasse e come compilare un 730. Quello dove ti organizzano trasferte e ti dicono di firmare note spese.
Com’è successo? L’anno scorso stavo studiando e bevevo spritz! Che diamine.

E quindi niente.
La vita-adulta si è messa di mezzo a tutto.
Ma proprio a tutto.
Ho l’emotività di un bradipo di questi tempi.

Non vi assicuro una soluzione di continuità. Sono viva e vegeta. Lavoro. Esisto. Guardo i miei nuotatori con le amichette e colleziono cose belle e vado al cinema. Direi che basta no? Ah, sì. Ascolto anche musica.

Shikinami badass Langley

Lei è un regalo e viene direttamente dal giappone. Quando la vita si mette male…relay on cose belle.

Top 5 heartbreaks in no particular order

1) [Wonder why I’m so caught off guard when we kiss.
Rather live my life in regret then do this.
What happened to the love we both knew?
We both chased.
Hanging on a cigarette you need me,
you burn me you’ll burn me.]

2) [I’ve tried everything that I can
To get my heart to forget you
But it just can’t seem to
Guess it’s just no use
In every part of me there’s still a part of you]

3) [Well, excuse me, guess I’ve mistaken you for somebody else,
Somebody who gave a damn,
Somebody more like myself.
These foolish games are tearing me apart,
And your thoughtless words are breaking my heart.
You’re breaking my heart.]

4) [And she leaves
With someone you don’t know
But she makes sure you saw her, she looks right at you and bolts
As she walks out the door
Your blood boiling, your stomach in ropes
And then your friends say “What is it? You look like you’ve seen a ghost.“]

5) [Oh the shame that sent me off from the God that I once loved
Was the same that sent me into your arms
Oh and pestilence is won when you are lost and I am gone
And no hope, no hope will overcome
And my head told my heart
“Let love grow”
But my heart told my head
“This time no”]

Non ve l’aspettavate vero?
Primo post del 2014, niente buoni propositi e niente classificone film.

 

The Bling Ring

The Bling Ring Sofia Coppola è tornata.
Io, devo ammetterlo, non ho l’ho mai amata alla follia. Mi sono piaciuti molto sia Il giardino delle vergini suicide che Lost in Translation, per il resto, fuffa qua, fuffa la.
Marie Antoniette l’ho stomacato male (nonostante le Converse fossero un tocco pop di classe che personalmente ho apprezzato) e Somewhere mi ha solo fatto scendere il latte alle ginocchia.
Fatta questa doverosa premessa, devo dire che avevo grandi aspettative per The Bling Ring, il trailer mi aveva convinta, Emma Watson mi aveva convinta, la possibilità di dare sfogo alla natura pop della Coppola mi aveva convinta…e invece.
Invece The Bling Ring non affonda il colpo, ci prova fortissimo, piazza un paio di momenti veramente interessanti ma poi torna a sprofondare nel vuoto cosmico dell’anonimato cinematografico.
La trama è ispirata a un articolo apparso su Vanity Fair che riportava le vicende della banda The Bling Ring, un gruppo di teenagers implicati nel furto con scasso di beni di lusso nelle case delle star nel tentativo di identificarsi con loro e crearsi una sorta di notorietà per osmosi.

Iniziata con dei piccoli furti (tant’è che Paris Hilton, ad esempio, non si è accorta per un bel pezzo né delle visite né degli oggetti mancanti) la cosa è poi degenerata, i ragazzi sono stati arrestati e…vorrei dirvi che la loro notorietà si è arrestata ma alcuni di loro sono addirittura finiti a fare reality show.

Preparatevi a un’ora e mezza di: carrellate di scarpe, gioielli, pantaloni, orologi, diamanti, serate in discoteca, autoscatti con bocca a culo di papera, Emma Watson che tira fuori la lingua in maniera sexy mentre balla (ma per quello c’è il trailer, dai).
All in all: si poteva fare di più, anche senza emettere un giudizio morale (e sappiamo che alla Coppola NON piace farlo).
I personaggi sono tagliati con l’accetta, non c’è veramente spazio per l’umanità di nessuno di loro e in questo la Coppola fallisce là, dove era riuscita seppure annoiando, con Marie Antoinette.

The Bling Ring è un film che vedi così, tanto per (sì, ammettiamolo, il trailer prometteva Emma Watson che faceva cose porche ma io vi metto in guardia, non è così!) e poi te lo dimentichi.
Non è un film brutto, è uno di quei film che ti fa sentire come il professore scassapalle delle medie che dice al genitore: “suo figlio è molto intelligente, se solo si applicasse un po’ di più potrebbe fare tante cose”. Ecco Sofia, sei tanto intelligente e se ti applicassi un po’ di più potresti fare tante cose.

Un 6- per la faccia porca della Watson e la colonna sonora.

Sui porcospini.

Ho sempre pensato che parlare fosse sopravvalutato.

Ho sempre vissuto seguendo l’esempio, sbagliato, di personaggi fittizi che non parlavano mai e reprimevano i propri sentimenti. Ho sempre pensato che dopo una grande sofferenza le persone uscissero più forti e che eventualmente il destino le ricompensasse con il grande amore.

Cazzate. Quante cazzate.
Anni dopo continuo a vivere in un mondo dove gli sguardi s’incrociano, il destino prova a metterci una mano, ti avvicini il più possibile e poi…poi la sindrome del porcospino ha la meglio.
Ti allontani silenziosamente perché così forse fa meno male, però fa più freddo, molto più freddo.
Pensi che ti abituerai presto al freddo, che alla fine l’orgoglio è meglio che cedere e mostrare le ferite.
Perché fornire munizioni a chi ti punge?

Eppure. Eppure non è vero. Non ti abitui al freddo. Le ferite che gli altri ti hanno inferto fanno solo più male quando sei da solo.
Crescendo imparerai presto a nasconderle. A far finta che non siano li a ricordarti del perché ti fa male muoverti.

Non capisco i segnali, forse fraintendo io, forse ti fai fraintendere tu, forse ci ho sperato troppo io, forse non hai capito niente tu. Il punto è che in questi confini nebbiosi hai trovato modo di arrivare dove non volevo arrivassi e colpire.
E ora, ora saremo di nuovo io e il freddo.

Perché sono un porcospino ma se non puoi essere solo mia allora non ti voglio affatto. 

Cazzate, cazzate e ancora CAZZATE.

Oggi dalla regia, leggasi twitter, un amico mi ha ricordato che ho un blog.

Sì lo so, sembra un cimitero e lo uso talmente poco che non si direbbe, non fate i lamentosi che tanto alla metà della gente che capita su queste pagine continua ad interessare uno scaccolatore elettrico o alla meglio un po’ di porno lesbico, hint: non troverete nessuna delle due cose.

Cosa ha fatto Wonka negli ultimi…diciamo 4 mesi? Ma si va.

Wonka sta scrivendo la sua tesi magistrale, una roba colossale e impegnativa sul cinema cinese. Perché mi voglio male e TANTO. Scrivere la tesi implica che io stia ovviamente perdendo preziosissime ore di sonno ma sopratutto un discreto grado scazzo a dover macinare ore davanti allo schermo del mac, sì, capitemi, è estate, dovrei stare davanti allo schermo della tv a giocare con mia moglie (la mia xbox). Qualcuno ha detto mare? AHAHAHAHAHA.

Wonka ha visto Orange is the new Black e lo consiglia tantissimo a tutti. Come? Non sapete cosa sia?
Facciamo che vi vergognate due secondi nell’angolo e poi cominciate a procurarvelo, io intanto vi dico che ne vale la pena ed è probabilmente una delle migliori serie del 2013.
Wonka ha visto anche Pacific Rim. Se ci fosse bisogno di specificarlo (va beh, mi conoscete sul serio?) l’ho amato alla follia e ho passato le successive settimane a urlare ELBOW ROCKET! in qualsiasi occasione.

Wonka si è interrogata sul perché zoccole e stronzi/e finiscono con l’accoppiarsi e riprodursi dando vita ad un combo di patrimonio genetico DIMMERDA e dando inizio a quella che sarà SICURAMENTE l’Apocalisse del genere umano.
Non riproducetevi almeno: contraccezione ragazzi!! CONTRACCEZIONE!

Wonka sta rileggendo tutto Berserk perché dopo l’uscita del terzo film del Golden Arc ha avuto conati di vomito talmente forti dal non riuscire a trattenersi e ha dovuto ripercorrere la storia e piagnucolare perché Griffith e Guts erano BELLISSIMI. Tu sei stato l’unico in grado di farmi perdere di vista il mio sogno. ECCO.

Wonka sta leggendo Shingeki no Kyojin, il manga è disegnato un po’ con il culo ma l’anime spacca svariati culi e inquieta il giusto, astenersi deboli di stomaco.
Also, sempre per l’angolo manga/anime/robegiappe dovreste buttare un occhio a Free!, un anime sui nuotatori a concentrato omosessuale epico. Guardatelo per LA TRAMA.

E nsomma, ecco qui. Non è successo un cazzo, io sono sempre io.
L’acqua è bagnata, il cielo è blu e le donne hanno i segreti. Ma chi cazzo se ne frega giusto?

Secondo voi concludo un post senza un consiglio musicale? Pfff.