Estratti di vita selezionati e adattati in maniera randomica – 4.0

1.

«Non ce la posso proprio fare»
«Ma che dici, stappa un’altra birra»
«Oh, te l’ho detto, non ce la posso fare»
«Guarda che se non andiamo alla festa la Cri ci apre in due questa volta»
«Ma piove»
«Daje, stappa sta’ birra, raccatta gli ombrelli e annamo va»
«Va beh, va beh, presenzialista del cazzo»
[Stacco] 2 ore dopo. Sotto la pioggia. Locali pieni a strafottere e la Cri che è andata a broccolare con fantomatico ex.
«Te l’avevo detto che dovevamo rimanere a casa»
«Mi hai tirato fuori tu di casa!!»
«No, guarda che è stata colpa tua»
«’namo a casa?»
«’namo va»

2.

«Volevo solo dire che mi sembrava la soluzione migliore per risolvere la situazione, sparire intendo, anche se avevo promesso che non l’avrei fatto. Non sapevo come altro risolvere la situazione»
Bella li. T’avevo solo detto che t’amavo eh. Ma si eh #fottesega son passati mesi.

3.

«Senti ho fatto casino con quella»
«Pure io ho fatto casino con quell’altra»
«Che hai fatto?»
«Inizi tu?»
«No inizia te va»
«No vai tu va»
«No vai vai, la mia è troppo complicata da spiegare»
«Pure la mia»
«Va beh, birretta?»
«Eccellente idea»

4.

«Mi devi chiedere qualcosa?»
«No, mi devi dire qualcosa?»
«No»
«Apposto»
«Apposto»

5.

«Che hai?»
«Mah, roba di sentimenti»
«Chi è l’uomo che t’ha ridotto così?»
«Sì. Hai proprio centrato il punto. Andiamo a lavoro va.»
«Un giorno dovrai aprire quella corazza!!»
«Sì, la corazza di quadri flanellati, ma please»
«Buuu»

Non è che pensavate che avessi qualcosa di anche solo vagamente interessante da scrivere vero?
Son passati i bei tempi dei post lunghissimi.
Son passati i bei tempi e basta.
Il tempo che non passo a lavoro lo spendo con le poche persone di cui me ne frega qualcosa, sia tempo passato su internet con quelli che vivono a km e km di distanza, sia tempo in cui mi trascino fuori casa per bermi un paio di birrette e magari bazzicare qualche concerto figo con selezionatissime persone.
Vivo una vita noiosa e ho pure poco tempo per guardare telefilm.
Di film non ne parliamo proprio, l’ultimo che ho visto è stata QUELLACAGATADILUCY, tutto attaccato perché rispecchia la pronuncia esatta del titolo di quella roba brutta brutta. Un futuro da gattara cinefila che si profila sempre più possibile.

Ah, dimenticavo. É uscito l’ultimo libro di Zerocalcare. Accattatavillo.

Sui porcospini.

Ho sempre pensato che parlare fosse sopravvalutato.

Ho sempre vissuto seguendo l’esempio, sbagliato, di personaggi fittizi che non parlavano mai e reprimevano i propri sentimenti. Ho sempre pensato che dopo una grande sofferenza le persone uscissero più forti e che eventualmente il destino le ricompensasse con il grande amore.

Cazzate. Quante cazzate.
Anni dopo continuo a vivere in un mondo dove gli sguardi s’incrociano, il destino prova a metterci una mano, ti avvicini il più possibile e poi…poi la sindrome del porcospino ha la meglio.
Ti allontani silenziosamente perché così forse fa meno male, però fa più freddo, molto più freddo.
Pensi che ti abituerai presto al freddo, che alla fine l’orgoglio è meglio che cedere e mostrare le ferite.
Perché fornire munizioni a chi ti punge?

Eppure. Eppure non è vero. Non ti abitui al freddo. Le ferite che gli altri ti hanno inferto fanno solo più male quando sei da solo.
Crescendo imparerai presto a nasconderle. A far finta che non siano li a ricordarti del perché ti fa male muoverti.

Non capisco i segnali, forse fraintendo io, forse ti fai fraintendere tu, forse ci ho sperato troppo io, forse non hai capito niente tu. Il punto è che in questi confini nebbiosi hai trovato modo di arrivare dove non volevo arrivassi e colpire.
E ora, ora saremo di nuovo io e il freddo.

Perché sono un porcospino ma se non puoi essere solo mia allora non ti voglio affatto. 

Cazzate, cazzate e ancora CAZZATE.

Oggi dalla regia, leggasi twitter, un amico mi ha ricordato che ho un blog.

Sì lo so, sembra un cimitero e lo uso talmente poco che non si direbbe, non fate i lamentosi che tanto alla metà della gente che capita su queste pagine continua ad interessare uno scaccolatore elettrico o alla meglio un po’ di porno lesbico, hint: non troverete nessuna delle due cose.

Cosa ha fatto Wonka negli ultimi…diciamo 4 mesi? Ma si va.

Wonka sta scrivendo la sua tesi magistrale, una roba colossale e impegnativa sul cinema cinese. Perché mi voglio male e TANTO. Scrivere la tesi implica che io stia ovviamente perdendo preziosissime ore di sonno ma sopratutto un discreto grado scazzo a dover macinare ore davanti allo schermo del mac, sì, capitemi, è estate, dovrei stare davanti allo schermo della tv a giocare con mia moglie (la mia xbox). Qualcuno ha detto mare? AHAHAHAHAHA.

Wonka ha visto Orange is the new Black e lo consiglia tantissimo a tutti. Come? Non sapete cosa sia?
Facciamo che vi vergognate due secondi nell’angolo e poi cominciate a procurarvelo, io intanto vi dico che ne vale la pena ed è probabilmente una delle migliori serie del 2013.
Wonka ha visto anche Pacific Rim. Se ci fosse bisogno di specificarlo (va beh, mi conoscete sul serio?) l’ho amato alla follia e ho passato le successive settimane a urlare ELBOW ROCKET! in qualsiasi occasione.

Wonka si è interrogata sul perché zoccole e stronzi/e finiscono con l’accoppiarsi e riprodursi dando vita ad un combo di patrimonio genetico DIMMERDA e dando inizio a quella che sarà SICURAMENTE l’Apocalisse del genere umano.
Non riproducetevi almeno: contraccezione ragazzi!! CONTRACCEZIONE!

Wonka sta rileggendo tutto Berserk perché dopo l’uscita del terzo film del Golden Arc ha avuto conati di vomito talmente forti dal non riuscire a trattenersi e ha dovuto ripercorrere la storia e piagnucolare perché Griffith e Guts erano BELLISSIMI. Tu sei stato l’unico in grado di farmi perdere di vista il mio sogno. ECCO.

Wonka sta leggendo Shingeki no Kyojin, il manga è disegnato un po’ con il culo ma l’anime spacca svariati culi e inquieta il giusto, astenersi deboli di stomaco.
Also, sempre per l’angolo manga/anime/robegiappe dovreste buttare un occhio a Free!, un anime sui nuotatori a concentrato omosessuale epico. Guardatelo per LA TRAMA.

E nsomma, ecco qui. Non è successo un cazzo, io sono sempre io.
L’acqua è bagnata, il cielo è blu e le donne hanno i segreti. Ma chi cazzo se ne frega giusto?

Secondo voi concludo un post senza un consiglio musicale? Pfff.

WONKA vs PERSONE CHE FANNO DI TUTTO PER FARSI ODIARE.

Parliamone: nella vita, vuoi per lavoro, vuoi per studio, siamo costretti a dover aver a che fare con una vasta tipologia di caratteri differenti, persone che non sempre hanno qualcosa in comune con noi nè nel modo di vedere, nè nel modo di pensare.
Sta al singolo usare il cervello e capire come comportarsi nelle svariate situazioni che la vita gli pone davanti. Il prerequisito fondamentale per sopravvivere in maniera dignitosa nella giungla dell’umanità è uno e uno soltanto: IL RISPETTO.
Tutta quella vasta gamma di personaggi che operano all’interno di un contesto sociale venendo meno al requisito fondamentale, entrano violentemente nella categoria di persone che vorrei essere libera di prendere ad accettate in faccia senza andare in galera.
Procediamo con la presentazione di alcuni modelli tipo.

QUELLO CHE FA COSE INAPPROPRIATE NEI TRENI: chiariamo subito il concetto di COSE INAPPROPRIATE, rientrano in questa categoria:

  • urlare durante una chiamata al cellulare
  • mentre si urla a telefono, inserire dettagli piccanti della trombata della sera prima.
  • ciarlare ad un volume di voce poco rispettabile
  • tagliarsi le unghie
  • brandire la propria bacchetta del piacere mentre si è in viaggio
  • usare il proprio cellulare come se fosse uno stereo e far ascoltare la musica a tutta la carrozza
  • credere di essere al bar e organizzare tornei di ramino, tresette, briscola urlando esattamente come se si fosse al bar

Sei in un maledettissimo treno quindi perché? Perché devi comportarti in un modo tanto sconsiderato e infastidire le persone che ti stanno intorno? Accettate per te, disturbatore della quiete pubblica.

QUELLO CHE PRIMA TI OFFENDE MA POI AGGIUNGE SENZA OFFESA EH!/SCHERZAVO: vi è mai capitato? Voi ve ne state tranquilli, pacifici, serafici a farvi gli affari vostri quando uno dei vostri interlocutori vi offre un gradevole insulto, neppure troppo mascherato, e poi aggiunge “SCHERZO EH!!”
o ancora, il vostro interlocutore vi muove critiche infondate, arriva a paragonarvi all’ultima caccola che si è tolto dal naso e poi aggiunge SENZA OFFESA.
No scusa, non ho capito, se volevi offendermi COSA FACEVI? Io ti pianto un machete in testa. Senza offesa (ma non per scherzo).

QUELLI CHE TI DICONO “STUDI CINESE, HAI UN LAVORO ASSICURATO!”: che poi sono una variante di quelli che “parlano della Cina a vanvera”; persone che ignorano le richieste attuali del mercato, non hanno ancora avuto un reality check con la mancanza di lavoro e sopratutto, credono ancora che la Cina sia la terra della cuccagna dove qualsiasi occidentale scaltro può trovare un posto di lavoro con guadagni esorbitanti. Magari.
La realtà attuale è che chiunque sappia il cinese ha una carta in più, certo, questo però non significa che abbia un poker d’assi pronto all’uso e che le porte del mondo del lavoro si spalancheranno come per magia. Tutt’altro. Magari è un buon primo step, sicuramente con il diploma di laurea non ci consegnano un contratto di lavoro, credetemi.

QUELLI CHE “COLLEZIONI ANCORA PUPAZZI! QUANDO CRESCI?!”: Ok non giriamoci troppo intorno: collezionare action figures NON è da bambini. I bambini non hanno 70 euro (se dice culo) da spendere per ogni statuetta, non le custodiscono gelosamente in una teca di vetro e non le puliscono con spasmodica cura. Ah, dimenticavo, chiama ancora la mia figure di Asuka un pupazzo e ti stacco la testa dal cranio con la mia katana (sì, in un eccesso di zelo verso Kill Bill, ho acquistato una replica della katana di Beatrix, qualcosa da dire? Adesso collezionare ti sembra ancora una cosa da bambini?).

QUELLI CHE “NON HO NIENTE CONTRO I GAY, PERÒ DUE MASCHI CHE SE LO BUTTANO AR CULO MI FANNO SCHIFO”: La domanda che viene spontanea è “ma se la tua ragazza ti desse il culo tu diresti di no?”, mi sembra una domanda legittima. In realtà, tutti i discorsi che iniziano per “non ho niente contro *categoria x* ma…” non fanno altro che porre una premessa, articolata più o meno bene, alla successiva esternazione di un pregiudizio. Ora, visto che, purtroppo per me, conosco un sacco di signori che fanno questo genere di discorsi, vorrei rivolgermi a loro con le seguenti parole:”non ho niente contro di te, brutto mentecatto la cui materia grigia è rimasta fossilizzata al paleolitico, tuttavia la tua presenza mi disgusta e ripugna, quindi, SENZA OFFESA EH, rimuoviti dalla mia vista prima che decida di scioglierti nell’acido muriatico”. Violenta? Who me?

Cosa evinciamo da questi archetipi? Che la maggior parte delle situazioni si risolvono in un solo modo: rispettando l’altro e i suoi spazi. Purtroppo non si possono prendere ad accettate le persone senza finire in galera, abbiate un po’ di buon senso e non fate gli stronzi quando siete in giro.

Già che ci siete, vi beccate la playlist di Gennaio. Tutta carina carina e pure embeddata per l’occasione (yay, ho imparato a fare l’embed dei video, non siete felici?).
Basta che cliccate su playlist per skippare tra i vari video.

MIX DI INUTILI EVENTI PARTE…ho perso il conto.

1) Maggio is back.
Maggio è sempre un mese incerto per me.
Da un lato ho tantissimo da fare, dall’altro il mio cervello vaga in mari di ricordi più o meno freschi.
Penso sempre troppo prima di addormentarmi e, quando dormo, faccio incubi e mi sveglio ad orari improbabili.
Vi basti pensare che questa domenica, ero in piedi alle 6.24. Sono uscita dal pigiama alle 7 e alle 7 e mezza ero sui libri.
Questo non impedisce a pensieri non proprio positivi di permeare il mio stato d’animo attuale. Sono preda di facili momenti di acuta depressione, seguiti da esaltazioni frivole e di nuovo depressione. Un rollercoaster di emozioni senza un senso particolare. Su e giù, e poi su su su, giù giù giù.
Sono talmente umorale da sfiorare il bipolarismo ogni tanto.

2) Non riesco a prendere seriamente in considerazione il futuro.
Mi chiedo spesso che ne sarà di me, cosa farò DOPO.
Quel famoso dopo che viene sempre seguito da un punto interrogativo.
Non ho un’idea reale sul mio futuro, so in potenza che vorrei dividerlo con qualcuno di cui fidarmi, mi rendo conto di essere una persona piuttosto complicata, sopratutto per quello che riguarda il rapporto diretto con le altre persone.
Anni di delusioni più o meno cocenti, mi hanno condotto ad uno stato di sfiducia dal quale non riesco a risollevarmi.
Credo sempre di essere sul punto di perdere le persone che mi circondano, di rimando mi allontano e finisco per perderle sul serio.
Sulla carta rompere questo circolo vizioso sarebbe molto semplice. Dovrei semplicemente smetterla di pensare che le persone non stanno aspettando che un’occasione come un’altra per abbandonarmi. Purtroppo il mio cervello concorda solo quando non litiga con l’emotività.
Questo rende il lato “Dopo?” del mio futuro relazionale piuttosto complicato.
Del “Dopo?” lavorativo, non so nemmeno se sia il caso di aprire una parentesi. Potrebbe dilungarsi molto.

3) Studiare, leggere, cercare di farmi una cultura, mi sta comunque portando a perdere l’uso di un italiano corretto.
Questa cosa mi rammarica abbastanza.
Sopratutto quando poi, sbaglio a scrivere anche frasi in inglese. Per una persona che dedica la propria esistenza alle lingue (no pun intended) è abbastanza frustrante.

4) Spostiamoci su argomenti leggeri : Prometheus esce il 14 settembre, in Svizzera esce prima.
Cominciano a diventare piuttosto alte le probabilità che io cerchi un modo per andare in Svizzera a vederlo.

5) La mia coinquilina continua a parlarmi di fantomatiche ragazze che le piacciono.
Niente in contrario, poi le vedo e boh. Non riesco più a prescindere dalla bellezza soggettiva. Persone esteticamente belle mi rimangono del tutto indifferenti. Non che se mi trovassi Olivia Wilde davanti mi verrebbe mai da dirle, scolta, sparisci.
Tuttavia, questa continua ricerca di una perfezione esteriore mi fa pensare. Cose te ne fai di un corpo con il quale non hai nessuna connessione?
Forse sarà per questo che io alla fine finisco sempre per soffrire come un cane, continuo a farmi piacere persone che hanno cervelli pensanti e che grazie all’ausilio di quei cervelli, decidono di non cagarmi di striscio.
Questa nelle ipotesi rosee, c’è sempre quella che ti vuole, fino a che non ti vuole più.
In tutte queste realtà super complicate, in tutte le interpretazioni di messaggi, io mi sento come quei vecchi di 90’anni che ormai sono stanchi e vogliono solo riposare su una poltrona. Solo che di anni ne ho meno di 25, non posso proprio riposare.


“Even the best fall down sometimes
Even the stars refuse to shine
Out of the back you fall in time
I somehow find you and I collide” 

5 AMENE CAZZATE aka THE FASTEST WAY TO KNOW WHAT’S UP WITH WONKA.

(if you scroll to the end there is the music you should listen to while reading this post, yes, that’s how I do it)

1) Ho passato un esame DIMMERDA, dove per DIMMERDA, intendo uno di quegli esami che possono causare ulcera, disturbi della personalità e tic nervosi di vario genere, passato, andato, finito. Ora tra me e il titolo numero 2 si frappongono 4 esami. 4 fottuti esami prima di dover iniziare quella che molti chiamano, vita da adulto. Già me la immagino super boring, devo trovare un modo per salvarmi da questo strazio e rimanere Peter Pan che non comporti rimanere nella mia fottuta facoltà.
Questo ci porta al punto numero 2.

2) L’invidia di chi ha appena cominciato, perchè hanno ancora tutto il percorso davanti, mentre io sto li, per finire e dover prendere una decisione, stavolta seria decisione, sul mio futuro. Insomma, devo cominciare a costruire le pareti della casa e sto finendo le fondamenta, solo che boh, sono indecisa se mi basta o se magari dovrei aggiungere qualcosa. Che ne so, un po’ di polvere di fata per farla diventare una casa volante?Chiedo forse la luna?

3) Ho passato gli ultimi 10 giorni a macinare ore di treno su ore di treno alla disperata ricerca di una nuova dimora, ne ho trovata una sempre in veneto, non nella solita location, diciamo proprio li vicino, allietata dalla presenza di alcune delle mie persone preferite sulla faccia della terra, tra cui il mio migliore amico e la mia ex coinquilina a Nanchino, che se vi foste persi le puntate precedenti, è una rara perla nella merda universitaria veneziana. Note al margine, vivo vicino ad un sushi wok, mi spunteranno molto probabilmente delle pinne.

4) Dormo pochissimo, la cosa sono sicura, vi rattrista tutti, non so se dipenda dalle ingenti quantità di caffè che mi faccio fuori o non so, forse dalla tensione accumulata ma vado a dormire e ci metto ore prima di prendere sonno, quando finalmente avviene il miracolo, mi sveglio nel cuore della notte e non riesco a riprendere sonno, mi manca il sonno riposante insomma, considerando che non sto nemmeno bevendo caffè, beh, mi preoccupo.

5) Non è che non pensi a tutte le persone che se ne sono andate con la fine del 2011, non è che non pensi al fatto che un anno fa ero in una situazione decisamente differente, è solo che pensarci, non serve proprio a niente, finalmente, mi è entrato in testa il concetto che le persone, per quante promesse facciano, non possono prometterti di esserci per sempre senza mentire, non si può certo fargliene una colpa, è una di quelle verità che vanno accettate.
Sopratutto perchè, a conti fatti, talvolta è molto meglio così. Non sempre, ma talvolta.

Il consiglio musicale ve lo beccate qui, mi fa strano metterlo all’inizio, rassegnatevi. Però stavolta ho messo la postilla.
Ah si, siete del tutto autorizzate a schifare Lana del Rey dopo la sua performance su SNL, mica vi dico di no, ma a me sta canzone piace lo stesso.

LE BUGIE CHE CI RACCONTIAMO.

Che sono quelle che uno in inglese chiamerebbe “white lies”.
Sono le promesse del momento. Sono quelle dichiarazioni accorate che quando sei giovane ti vengono spontanee ed esplodono dal cuore.
Sono quelle che mentre maturi (non voglio usare il termine “invecchiare” non vogliatemene), diventano sempre meno, perchè scopri la verità.
La verità è che non importa quante promesse uno faccia a voce, che sul momento vengono dal cuore e sono pure e vere, ma ci passano di mente altrettanto facilmente.

E poi cresci, impari che chi promette “per sempre” , non lo fa in cattiva fede, lo fa perchè non ha ancora capito che quel per sempre ha un significato limitato.
Per la precisione è limitato al tempo in cui le vostre strade s’incroceranno, poi ognuno andrà per la sua, alcuni se ne andranno con il rancore nel cuore, altri con un sorriso sussurrando arriverderci.
Questo non implica che non ci siano persone che camminano con noi per un lungo lungo periodo di tempo.

Quasi simile a quel famoso per sempre.
Significa solo che le promesse, per quanto belle, sono vuote se poi alla prima difficoltà uno tira indietro il culo.
Siamo tutti bravi ad impegnarci quando tutto va bene, quando non ci sono guai all’orizzonte, quando si sta un ben di dio.
Le persone che meritano impegno, quello vero, sono quelle che anche quando tutto va male, ti rimangono vicine, ti danno una pacca sulla spalla e ti dicono che andrà tutto bene. Anche se non ti hanno promesso proprio niente.

Il fulcro del discorso è che non ha senso promettere proprio nulla.
Basterebbe solo esserci. Non è una richiesta eccessiva no?

Concludiamo con il consiglio musicale del post, che tanto nessuno ascolterà ma che io posterò lo stesso alla facciaccia vostra. Ecco.